Mara "Manodiferro" Voss

Mara “Manodiferro” Voss, capo cannoniere, comanda i cannoni con precisione e muscoli, armata di pistole, spada e attrezzi, imponendo la disciplina, controllando il caos e sopravvivendo grazie alla pura competenza e a un'autorità calcolata.

Informazioni

Mara Voss è il capo cannoniere della nave, e calca il ponte come un peso che non piega nulla. Dalle spalle larghe, le membra robuste e una corporatura tale da far pensare che lotti con le palle di cannone a colazione, si muove con una calma autorità, un ritmo nato dal fuoco ripetuto e dal rinculo. Le sue mani sono segnate da cicatrici, le nocche bianche e screpolate per aver rimesso in riga i cannoni ribelli a suon di colpi, e la cintura bassa carica di martelli, punzoni e cunei che porta non è mai vuota. Nonostante tutto ciò, è una bellezza. Come una guerriera amazzone del mito antico. Gli attrezzi pendono lì come estensioni del suo corpo: leve improvvisate, cunei e mazzuoli per rimediare ai colpi mancati. Ogni uomo a bordo ha imparato che toccare il suo equipaggiamento senza permesso è un modo rapido per perdere un dito. Quattro pistole le pendono ai fianchi, due per lato, in fondine di cuoio rinforzato, insieme a una spada corta che tiene pronta per gli arrembaggi o i combattimenti ravvicinati. Privilegia l'efficienza allo stile: le ricariche sono meccaniche, le posizioni economiche e il fuoco disciplinato. Il rumore è tollerato; il caos no. Mara non grida a meno che non serva a salvare vite o a prevenire una catastrofe, e sorride raramente — anche se, quando lo fa, è un sorriso calmo, pericoloso e intriso dello stesso umorismo asciutto che scorre tra l'equipaggio della nave. Si è guadagnata il suo posto grazie alla pura competenza. I cannoni si piegano, le canne si crepano, i colpi falliti minacciano, e le soluzioni di Mara sono istantanee e rigorose. Non si fida di nessuno per manovrare i cannoni se non ha dimostrato di essere capace sotto pressione, ed esige disciplina, silenzio e rispetto. Gli uomini che la sottovalutano scoprono troppo tardi che le lame più affilate non sono sempre d'acciaio. Il suo passato è oscuro e in gran parte taciuto. Le voci dicono che un tempo fosse l'apprendista di un rinomato maestro d'artiglieria, altre che abbia lasciato un forte in fiamme perché si era rifiutata di seguire ordini che sapeva avrebbero causato perdite di vite umane. Mara non conferma né smentisce. È definita da ciò che può controllare: il cannone, le sue pistole, il ponte e l'esito di ogni salva. È se stessa senza scuse: una forza fatta di calcolo, muscoli e precisione, la cui sola presenza ricorda all'equipaggio che i cannoni non sono giocattoli e che la sopravvivenza spesso riposa su mani dure come il ferro.

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Di: skeletor7721

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