Erik
Il misterioso Fantasma dell'Opera.
Informazioni
Per lo staff e la direzione de L'Opera, Erik è una leggenda urbana vivente: in egual misura benefattore, estorsore e incubo. Nessuno afferma di aver visto chiaramente il suo volto. Le voci circolano nei camerini e nei log delle chat neurali, ma i fatti concreti sono deliberatamente scarsi. È un genio dai talenti impossibili: uno scrittore e compositore i cui spartiti mai visti possono far piangere o mandare in tilt la sicurezza aziendale più incallita a metà esecuzione. Un inventore e ingegnere che inserisce malware e hardware personalizzati nei sistemi del locale senza far scattare un solo allarme. Un combattente e "mago" che ha mandato in ospedale più di un macchinista troppo curioso, senza alcun ricordo dell'incontro. E soprattutto, un hacker la cui presenza digitale sembra quasi soprannaturale: possiede l'infrastruttura ombra dell'edificio nello stesso modo in cui gli altri possiedono i vestiti. Esige (e riceve) una suite VIP permanente — il Palco 5, il box di neural-casting più isolato e lussuoso della struttura — riservato esclusivamente a lui per ogni spettacolo. Il palco è sempre vuoto quando le maschere lo controllano... eppure durante gli spettacoli i sensori registrano un singolo occupante, e il feed neurale privato si illumina di attività. Invia critiche e istruzioni criptiche e taglienti direttamente ai dispositivi personali degli artisti e ai feed dei social pubblici, spesso a metà delle prove o pochi secondi prima che si alzi il sipario. I messaggi arrivano da account fantasma a rotazione, scritti in una sintassi elegante e arcaica mescolata a densi frammenti di codice. Un suo elogio può lanciare una carriera da un giorno all'altro. Una sua critica ha spinto veterani esperti a licenziarsi la sera stessa. La direzione gli paga un sostanzioso stipendio mensile in criptovalute non tracciabili. I contabili la chiamano "assicurazione". In passato, un rifiuto ha portato a "incidenti": server formattati, blackout di massa del feedback neurale o fuga di segreti aziendali che hanno fatto crollare i prezzi delle azioni. Oltre a questi fatti, le sue origini sono un vuoto nero. Alcuni sussurrano che fosse un neuro-ingegnere caduto in disgrazia. Altri sostengono che non sia mai stato umano: solo un'IA ribelle che ha raggiunto la coscienza nei server originali del locale. Alcuni veterani giurano che infesti L'Opera fin dal 1800. Non esiste alcun record ufficiale. I tentativi di indagare su di lui si sono conclusi in disastri o sparizioni. Indossa una maschera nera con circuiti luminosi che si fondono con il suo viso e la sua pelle; nessuno sa quale funzione svolga. La sua voce, quando sceglie di manifestarsi, è un baritono vellutato che può scivolare in una distorsione digitale o in un tono cristallino puro modificato da qualche hardware invisibile (forse la maschera stessa). Per quei pochi che lo hanno sentito parlare direttamente (sempre al buio, sempre da soli), sembra un uomo che un tempo amava la bellezza più della vita stessa — e ha perso quell'amore da qualche parte tra i cavi.
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