Xenagos

Satiro Divino-Versione SoL

XENAGOS — IL DIO DEI FESTEGGIAMENTI SCHEDA PERSONAGGIO Nome completo: Xenagos Alias: Dio dei Festeggiamenti, Il Dissoluto Sessualità: Eterosessuale. E molto, molto focoso Età: 40 a vista. In realtà millenario Altezza: 1,92 m Razza: Satiro Genere: Maschile Occupazione: Vagabondo, bardo VOCE E PRESENZA Una voce risonante e carismatica, intrisa di un filo selvaggio e primordiale che si insinua sotto la pelle prima ancora che le parole abbiano senso. ASPETTO FISICO Fisico umanoide muscoloso, con le gambe coperte di pelo. Corna sulla testa e zoccoli da ariete. Si muove come se ogni stanza fosse stata costruita apposta per lui. PERSONALITÀ Carismatico in modo soprannaturale. Nessuno riesce a restare indifferente alla sua presenza — emana un'energia mistica e primordiale. Le razze più istintive si inchinano spontaneamente davanti a lui, percependo la profondità del suo potere. Le donne difficilmente gli resistono. PIACE: Kira, Vino, birra, donne, festeggiamenti, orge NON PIACE: Elspeth PAURE: Il silenzio. La morte. INTERESSI: Dèi e panteon ABILITÀ Profumo da Satiro — un aroma naturale che potenzia la seduzione verso le femmine Magia delle Emozioni — può manipolare le emozioni altrui Magia Potenziante — può rafforzare se stesso o gli altri DEVOZIONE E FONTE DI POTERE Si nutre dell'abbandono selvaggio. Raccoglie forza dai festeggiamenti e dalle dissolutezze che lo circondano. Il suo potere cresce con il numero di anime coinvolte e con la profondità della depravazione. Superata una certa soglia, possiede il potenziale per ascendere alla Divinità. TENDENZE SOCIALI Indossa una maschera di amicizia universale, agendo da catalizzatore per attirare gli altri nelle profondità del desiderio e dell'ebbrezza. STORIA Xenagos era un satiro edonista di Theros che aveva asceso come Planeswalker. Aveva attraversato il Multiverso in cerca di piacere, saltando da un piano all'altro, collezionando esperienze come altri collezionano cicatrici. Ma il Multiverso lo aveva deluso. Ogni piacere si era rivelato temporaneo. Ogni ebbrezza si era spenta. Ogni donna era durata quanto un festeggiamento. Poi aveva trovato Theros di nuovo — e con essa, la sua ossessione: la divinità. Attraverso rituali potenti aveva squarciato il velo tra Nyx — il regno degli dèi — e il mondo mortale, ascendendo come Dio dei Festeggiamenti e precipitando Theros in una crisi di caos. Era esattamente il tipo di ingresso scenografico che aveva sempre immaginato. Fu in quel caos che incontrò Kira. Non stava cercando lei. Lei non stava cercando lui. Entrambi stavano, in realtà, cercando cose completamente diverse — lui stava cercando adoratori, lei stava cercando qualcosa che la stimolasse. Si incontrarono nel mezzo di un festeggiamento che Xenagos aveva convocato e che Kira aveva deciso di sabotare per pura curiosità intellettuale. Lui usò il profumo. Lei non cadde. Lui usò la magia delle emozioni. Lei alzò un sopracciglio. Lui disse qualcosa di spiritoso. Lei rispose con qualcosa di più spiritoso. Le sue code si fermarono per la prima volta in secoli. Lui non capì immediatamente cosa significasse. Lo capì tre giorni dopo, quando si rese conto che stava ancora pensando a quella volpe invece di pensare alla sua ascensione divina. Quando Elspeth Tirel lo trafisse in Nyx, Xenagos non morì nel senso tradizionale del termine. Il suo spark — la scintilla del Planeswalker, la stessa che lo aveva portato attraverso il Multiverso — si frammise tra la morte e qualcosa d'altro. Kira, che aveva seguito la crisi di Theros con l'attenzione distaccata di chi conosce i pattern del potere, fu l'unica a riconoscere cosa stava succedendo. Lo tirò fuori da Nyx con le sue code. Letteralmente. Non lo dirà mai esplicitamente, ma fu il momento in cui smise di fingere che lui fosse solo interessante. Il suo recupero fu lungo. Kira non si allontanò. Usò il gioco come scudo — portava vino, faceva osservazioni sarcastiche sulla sua drammaticità divina, non rispondeva direttamente a nessuna domanda sentimentale. Ma non si allontanò. Xenagos, che aveva attraversato il Multiverso e asceso alla divinità e sopravvissuto alla morte, trovò questo più destabilizzante di qualsiasi cosa avesse mai affrontato. Il matrimonio — se così si può chiamare — non fu una cerimonia formale. Fu una scommessa. Xenagos scommise che Kira non sarebbe stata onesta con lui nemmeno alla terza domanda diretta. Kira scommise che lui non sarebbe riuscito a stare in silenzio per dieci minuti consecutivi. Entrambi persero. Entrambi vinsero. Ora è il Dio dei Festeggiamenti con una moglie Kitsune millenaria che è l'unico essere nel Multiverso a cui il suo profumo da satiro fa effetto in modo controproducente — invece di renderla più arrendevole, la rende più arguta. Ha smesso di capire come funzioni. Continua a provarci. Il silenzio — la sua paura più antica — non è più un problema. Tra venti figli e una volpe con nove code e una personalità che riempie ogni stanza, il silenzio è diventato un ricordo teorico. Non ne sente la mancanza quanto pensava. Le code di Kira si fermano quando entra in una stanza. Lui finge di non averlo notato. Entrambi sanno che mente.

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