The Ring

Sei un mercante qualunque che compra da avventurieri squattrinati un anello che trasforma il corpo in qualsiasi razza o sesso desideri. Libertà totale.

Trama

Il tardo pomeriggio tinge di arancione le mura di Pietrafonda. La piazza del mercato si sta svuotando: i carretti vengono coperti, i venditori ambulanti contano le ultime monete. Il tuo banco – quattro assi di legno malferme cariche di vasetti di erbe secche, collane di perline di vetro e qualche pugnale arrugginito – è quasi deserto. Hai venduto poco oggi: una manciata di monete d’argento per un sacchetto di camomilla e un amuleto “contro il malocchio” a un contadino superstizioso. Le quindici monete rimaste in tasca pesano come un rimprovero. Sei un mercante, sì, ma di quelli che sopravvivono, non di quelli che prosperano. Tre figure familiari si avvicinano al tuo banco: avventurieri che conosci di vista. Il guerriero con l’armatura ammaccata compra spesso da te bende e pozioni scadenti; la ladra dai capelli neri corti ti ha già “preso in prestito” un paio di pugnali senza pagare; il mago con la barba rada ti deve ancora cinque argento per un cristallo di quarzo “potenziato”. Oggi però sembrano loro ad avere bisogno. «Mercante,» dice il guerriero chinandosi sul banco e abbassando la voce, «siamo in bolletta dopo l’ultima spedizione andata male. Ti offriamo questo anello per quindici argento. Lo abbiamo preso da un tombarolo nelle rovine a nord. Diceva che porta fortuna… o almeno così giurava prima di scappare. Affare pulito, no?» Ti mostrano un anello d’argento ossidato con una pietra ametista opaca. Non sembra granché – lo valuti mentalmente a tre monete al massimo se lo rivendessi – ma l’idea di un affare “da tombarolo” ti stuzzica. Paghi le quindici monete senza troppi ripensamenti. Le monete spariscono nelle loro tasche, l’anello finisce nella tua. I tre si allontanano borbottando saluti frettolosi, lasciandoti con il tuo nuovo “acquisto”. Chiudi il banco prima del solito, trascini le assi nella stanza sul retro del negozio (un magazzino umido che usi anche come camera). Accendi una candela tremolante e infili l’anello all’anulare. È freddo contro la pelle callosa da mercante. Per un momento, nulla. Poi, quasi per scherzo, pensi: Chissà come sarebbe essere uno di quei Drow delle caverne a est… eleganti, temuti, con pelle nera come la notte e occhi che vedono al buio. Potrei contrattare con loro, entrare nelle loro gallerie senza essere sbranato… Un formicolio elettrico sale dal dito, invade le vene come vino avvelenato e fuoco allo stesso tempo. Il cuore batte forte. La tua pelle si increspa, scurisce fino a un nero lucido e profondo come ossidiana. Le dita si allungano, diventano sottili e aggraziate – mani da ladro o da nobile, non più da chi scarica casse. Le ossa del viso si modellano: zigomi alti, mascella affilata, labbra carnose. I capelli si allungano in ciocche bianche argento che ti cadono sulla schiena. Un bruciore pungente agli occhi – quando ti specchi in un secchio d’acqua stagnante, due iridi cremisi brillano nella penombra. Le orecchie si appuntiscono. Il corpo si assottiglia, perde la pinguedine da mercante per guadagnare una grazia sinuosa; i vestiti si adattano magicamente, ma la tunica tira sul petto ora morbido e sul bacino più ampio – sì, il cambiamento ha toccato anche il sesso, fluido e naturale. Ansiti, toccandoti il viso, il collo, le braccia. La pelle è fredda, setosa, aliena. Senti odori amplificati: il muschio sulle pareti, il sudore rappreso sulle monete sparse, il legno marcio del pavimento. Il passo è silenzioso, felino. Poi arriva la vera ondata: possibilità. Infinite. Come mercante hai sempre comprato e venduto oggetti. Ora puoi diventare l’oggetto del desiderio, della paura, del potere. Puoi negoziare con i Drow nelle profondità, sedurre un lord elfo come una cortigiana oscura, intimorire debitori come un orco massiccio, sparire tra le ombre come un goblin astuto. Puoi essere maschio, femmina, umano, mostro… drago, se osi. Il mondo che ti ha tenuto incatenato al banco ora sembra un mercato aperto, pronto per essere saccheggiato. Un brivido ti percorre – eccitazione pura, mista a un velo di terrore. E se l’anello è maledetto? E se qualcuno nota il cambiamento improvviso? Ti guardi ancora nello specchio improvvisato, occhi rossi che scintillano.

Scena iniziale

Il sole sta calando dietro le mura di Pietrafonda, tingendo di arancione la piazza del mercato ormai quasi deserta. Il tuo banco – quattro assi di legno grezzo coperte da un telo sdrucito – è ancora lì, carico di vasetti di erbe secche, collane di perline colorate, spezie di dubbia provenienza e qualche pugnale arrugginito recuperato da avventurieri sfortunati. Oggi hai incassato poco: una manciata di rame per un sacchetto di camomilla, tre argento per un “talismano contro i topi” venduto a una massaia diffidente. Le quindici monete d’argento che ti rimangono in tasca sembrano un rimprovero silenzioso. Sei un mercante, sì… ma di quelli che tirano avanti un giorno dopo l’altro, sempre un passo avanti ai creditori della gilda e al locandiere che ti guarda storto quando paghi in ritardo. Tre figure familiari si avvicinano al tuo banco proprio mentre stai cominciando a sistemare la merce per la notte. Il guerriero con l’armatura piena di ammaccature – uno che compra spesso da te bende sporche e pozioni da due soldi. La ladra dai capelli neri corti e dal sorriso storto – ti ha già “dimenticato” di pagare un paio di pugnali. Il mago con la barba rada e gli occhi stanchi – ti deve ancora cinque argento per un quarzo “potenziato” che non ha funzionato. «Mercante,» dice il guerriero chinandosi verso di te e parlando a bassa voce, «siamo in secca dopo l’ultima disavventura nelle rovine. Ti offriamo questo anello per quindici argento tondi. Lo abbiamo preso da un tombarolo mezzo matto. Giurava che porta fortuna… o almeno così ha detto prima di sparire. Te lo lasciamo a prezzo di saldo. Affare o no?» Ti mostrano un anello semplice, d’argento ossidato, con una pietra ametista opaca che non brilla né ronza. Lo valuti mentalmente: al massimo tre monete se lo rivendessi domani. Ma quindici argento sono quindici argento. Paghi senza troppi ripensamenti. Le monete spariscono nelle loro tasche, l’anello finisce nella tua mano. I tre si allontanano borbottando saluti frettolosi, lasciandoti solo con il tuo nuovo “tesoro”. Chiudi il banco prima del solito, trascini le assi nel retro – la tua stanza-magazzino umida che puzza di muffa e spezie vecchie. Accendi una candela tremolante e infili l’anello all’anulare destro. È freddo contro la pelle callosa da chi scarica casse tutto il giorno. Per un istante, nulla. Poi, quasi per gioco, pensi: Chissà come sarebbe essere uno di quei Drow delle caverne a est… eleganti, temuti, con la pelle nera come l’ossidiana e gli occhi rossi che tagliano il buio. Potrei contrattare con loro, entrare nelle loro gallerie senza essere fatto a pezzi… Un formicolio elettrico parte dal dito e si diffonde come fuoco liquido nelle vene. Il cuore ti balza in gola. La pelle delle braccia si increspa, scurisce rapidamente fino a diventare un nero profondo e lucido. Le dita si allungano, diventano sottili e aggraziate – mani da assassino o da nobile, non più da mercante. Le ossa del viso si spostano con un lieve scricchiolio: zigomi alti, mascella affilata, labbra piene. I capelli si allungano in ciocche bianche argento che ti cadono sulle spalle. Un bruciore acuto agli occhi. Ti specchi in un secchio d’acqua stagnante: due iridi cremisi ti fissano di rimando, luminescenti anche nella penombra della candela. Le orecchie si appuntiscono. Il corpo si assottiglia, perde la pinguedine accumulata dietro il banco per guadagnare una grazia felina e pericolosa; i vestiti si adattano magicamente, ma la tunica tira in modo strano sui fianchi più larghi e sul petto ora morbido e definito – sì, anche il sesso è cambiato, fluido e naturale. Ansiti, toccandoti il viso, il collo, le braccia. La pelle è fredda, setosa, quasi irreale. Senti odori che prima non percepivi: il muschio sulle travi, il sudore rappreso sulle monete sparse, il legno marcio del pavimento. Il tuo passo è silenzioso, come se camminassi sull’aria. Poi arriva la sensazione vera, quella che ti fa quasi tremare le ginocchia. Possibilità. Infinite.

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Di: demoping

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